Indagine sul paraculissimo linguaggio del Pd su Renzi

Mentre scoppia la guerra fra il tranquillo pterodattilo Bersani e il molto più aggressivo cucciolo di T-Renzi, il lessico pubblico del Partito Democratico si scopre contaminato dalla sindrome del dopo-partita, quando tutti dicono che “ha ragione il mister” e “la squadra ha giocato bene”. E quindi, mentre il sindaco fiorentino lancia paroline che ti si ficcano nella testa come jingle pubblicitari, “rottamazione” e “big bang”, ottime per il suo supermarket del contemporaneo, il fronte bersaniano (ma, come si vedrà, non solo quello) riprende in mano il vocabolario luogocomunista buono per la filiera corta a chilometri zero Pci-Pds-Ds. Leggi Futuristi, tutti contro Renzi - Leggi l'editoriale Caro Serra, sii meno condiscendente
1 NOV 11
Ultimo aggiornamento: 04:04 | 16 AGO 20
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Mentre scoppia la guerra fra il tranquillo pterodattilo Bersani e il molto più aggressivo cucciolo di T-Renzi, il lessico pubblico del Partito Democratico si scopre contaminato dalla sindrome del dopo-partita, quando tutti dicono che “ha ragione il mister” e “la squadra ha giocato bene”. E quindi, mentre il sindaco fiorentino lancia paroline che ti si ficcano nella testa come jingle pubblicitari, “rottamazione” e “big bang”, ottime per il suo supermarket del contemporaneo, il fronte bersaniano (ma, come si vedrà, non solo quello) riprende in mano il vocabolario luogocomunista buono per la filiera corta a chilometri zero Pci-Pds-Ds.

Il segretario spiega che il Pd è una ditt
a, costringendo Veltroni a recuperare un po’ di spirito lingottesco e a fargli dire che per lui il partito è invece una comunità. Ma anche l’ex segretario ricade nel luogocomunismo quando precisa poi che la comunità suddetta è un posto “di donne e di uomini in cui si possono dire cose scomode”, nel paese in cui tutti si sentono scomodi; il giornalista, lo scrittore, l’intellettuale, il politico, l’outsider: trovatene uno che non si consideri scomodo e avrete l’anticonformista non in preda a se stesso e al solito conformismo dell’anticonformismo. Il bersanese vero, tuttavia, non è solo quello sfottuto da Crozza, non è solo il suo “ma siam pazzi” che è diventata una macchietta, per cui alla fine non si capisce più se è Crozza che imita Bersani o Bersani che imita Crozza. Il vero bersanese è quello dell’alleanza “fra progressisti e moderati”, del Pd che “ha le sue proposte”, del “progetto che c’è”, del “personalismo esasperato” oggi incarnato non più dal Cav., nella visione della maggioranza che guida il Pd, ma da Renzi.

La frase simbolo non è appunto
il “ma siam pazzi” su cui costruire una efficace parodia, ma affermare di qualcuno che “è una risorsa”, e quella di cui tutti parlano nel Pd in questi giorni è Renzi. “Risorsa” naturalmente ha varie sfumature. Bersani la utilizza per dire che il sindaco gli sta pacatamente e serenamente sulle palle e persino uno che certo non gli è ostile come Beppe Fioroni la prende in prestito per tirargli un po’ le orecchie sul Corriere della Sera, perché “Renzi è una delle nostre risorse e condivido molte delle cose che dice da riformatore. Doveva avere il coraggio, però, di parlare di alleanze”.

Insomma: “Sei una risorsa” è il corrispettivo politico del paraculismo estetico-sentimentale: quando tu dici di una ragazza o un ragazzo che è “simpatico” al posto di “be’, in effetti è proprio un cesso”. Ma in quota “ha ragione il mister” c’è anche Stefano Fassina, il responsabile economia del Pd, quando spiega che Renzi “ha una cultura politica molto personalistica, plebiscitaria, mentre un partito deve essere una squadra, un collettivo”. Insomma, per chi non l’avesse capito: il Pd è una ditta collettiva, piena di risorse, che ha le sue proposte. Come minimo verrebbe da dire che è simpatica.